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La vignetta politica come comprensione del reale: intervista al vignettista satirico Latuff

La vignetta politica come comprensione del reale: intervista al vignettista satirico Latuff

Carlos Latuff non è semplicemente un disegnatore. Racconta il mondo con le sue incisive vignette dalle pagine di diversi giornali brasiliani. La sua è satira politica. Di origine libanese, nasce a Rio de Janeiro ma vive a Porto Alegre, città nota per essere stata la prima sede del World Social Forum negli anni delle grandi contestazioni (di lui, in Italia è stato pubblicato #Syria, per Giuda Edizioni). continua

«Il potere del fumetto politico è l’abilità di riassumere concetti complessi in un’unica immagine. A volte alcune persone mentre leggono un giornale o le notizie hanno difficoltà a comprendere di ciò che si parla perché spesso gli equilibri, specie quelli internazionali, cambiano rapidamente. E quindi non sempre è di facile comprensione. Penso invece che la “vignetta politica” aiuti il lettore a comprendere molto rapidamente, rende più facile la comprensione».

Campana su Radio 3 Fahrenheit

Campana su Radio 3 Fahrenheit

La Rai ha scelto la copertina del nostro libro per il portale di Radio 3 Fahrenheit, allo scopo di pubblicizzare sia lo spettacolo teatrale attualmente in onda che l’intervista a tema di oggi pomeriggio: ringraziamo di cuore l’intervistato Dino Castrovilli e il prof. Enrico Bandini per la doppia segnalazione, e siamo ansiosi di poter linkare tutto il podcast.

Radio 3 Fahrenhei-Campana

500 anni di resistenza. Un fumetto politico dell’editore Giuda

500 anni di resistenza. Un fumetto politico dell’editore Giuda

di Paolo Calabrò
su Pagina Tre

Cinquecento anni fa Cristoforo Colombo invade l’America e con la forza ne sottomette le popolazioni, imponendo loro una nuova religione e un nuovo stile di vita: quello degli schiavi. Poi la Storia va avanti e abbiamo il crollo dei grandi imperi indigeni, il collaborazionismo, la decimazione – da una parte e dall’altra – per malattie insolite, insieme ad altre cose che conosciamo e di cui abbiamo sentito parlare tante volte. Ma quello che quasi sempre ci sfugge è il collegamento fra quelle cose ed altre che, ancor oggi, ci appaiono inspiegabili: come mai le carceri statunitensi detengono percentuali anomale di uomini di colore? Come mai il tasso di alcolismo e di suicidio è stranamente alto fra gli indiani delle riserve? Non è che per caso questa cose abbiano a che fare in qualche modo con la “scoperta dell’America”?

Continua

Pino Creanza sul quotidiano francese L'Humanité

Pino Creanza sul quotidiano francese L’Humanité

Pino Creanza, La perdita di ogni cosa (La perte de chaque chose / Tout perdre ), 2014, Italie.
Installé dans les Pouilles, le dessinateur de bandes dessinées a passé pas mal de temps en Égypte ces dernières années. De ses séjours, Il a tiré un album, Cairo Blues, sorti l’hiver dernier en France. Pour participer à l’initiative de l’Humanité, il nous a envoyé cette illustration réalisée au début de l’offensive israélienne sur la bande de Gaza.

Des affiches pour Gaza, une série d’images envoyées par des graphistes palestiniens, israéliens, libanais, jordaniens, turcs, iraniens, marocains, tunisiens, canadiens, mexicains, états-uniens, équatoriens, britanniques, italiens, grecs, belges, français et plus si affinités, publiées sur une page à suivre ces prochains jours dans l’Humanité et ici même.

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500 anni di resistenza su Le monde diplomatique

500 anni di resistenza su Le monde diplomatique

Recensione di Marco Cinque a «500 anni di resistenza» di Gord Hill su «Le monde diplomatique» in edicola con il quotidiano «il manifesto».

«Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo scoprì l’America», questa è la mistificazione, o meglio, la falsificazione storica ancor oggi riportata impunemente nei nostri testi scolastici. Non è scritto, però, in quegli stessi libri, che quello dei popoli nativi, impropriamente chiamati “indiani”, fu il più grande e metodico genocidio della storia umana. Solo restando agli aborigeni Taino, Colombo e i suoi sgherri schiavizzarono, torturarono e decimarono la popolazione locale che passò, in soli 22 anni, da 8 milioni a 25mila sopravissuti. Ma quello fu solo il primo di una lunga serie di olocausti che hanno insanguinato il cosiddetto “Nuovo Continente”. Per comprendere meglio le proporzioni, nel volgere di un secolo, in rapporto alla popolazione globale di allora, venne cancellato dalla faccia della terra quasi un quinto dei suoi abitanti complessivi.

Come poter dunque riscrivere la storia da un’altra prospettiva, che non sia solo quella unilaterale degli sterminatori e dei colonizzatori provenienti dalla vecchia Europa? Uno strumento utile e illuminante, che potrebbe contribuire a una rivisitazione molto più vicina ad una verità non di comodo, è sicuramente il libro a fumetti 500 anni di resistenza, pubblicato per Giuda Edizioni, il cui autore (sia dei disegni che dei testi), è Gord Hill, della Nazione Kwakwaka’wakw, cioè un figlio legittimo di quei popoli massacrati, spossessati, deportati, assimilati con la forza ed espropriati anche dei loro retaggi, della loro dignità culturale.

Il volume, attraverso l’interazione di testi e disegni, arriva al lettore in maniera semplice, diretta ed efficace ed è una cronaca che narra, appunto, della resistenza indigena alla colonizzazione iniziata dagli Spagnoli fino ad eventi che sono stati il crocevia di un lungo sentiero di lacrime: dalla rivolta dei Pueblo in Nuovo Messico a Geronimo e le guerre Seminole, da Cavallo Pazzo all’American Indian Moviment (nato negli anni ’60), dalla crisi ad Oka, nel Quebéc, fino alla resistenza di Azhoodena, nel 1995. L’introduzione, in chiusura di questo piccolo gioiello di verità, è curata da Ward Churchill, militante per i diritti degli indigeni e docente di Ethnic Studies alla Colorado Boulder University.

La cattiva abitudine del disegno. Costantini, Pellegrini e Clementi

La cattiva abitudine del disegno. Costantini, Pellegrini e Clementi

di Francesca Baboni
su Artribune del 1 marzo, 2014

d406, Modena – fino al 1° marzo. Una singolare bipersonale tra un disegnatore che si definisce “attivista grafico” e un artista da sempre impegnato nella pratica del disegno. Con un libro visionario e un ambizioso progetto dedicato alla comunicazione pubblicitaria nell’arte contemporanea. Che rivela qualcosa di più della semplice propaganda.

Una dettagliata catalogazione in bianco e nero, realizzata con perizia calligrafica. Pagine pubblicitarie minuziosamente copiate su più di trecento fogli occupano un’intera stanza sotto forma di installazione in progress. Untitled drawing art intende difatti essere un omaggio distaccato che l’artista e illustratore Gianluca Costantini ha voluto fare all’arte contemporanea e ai suoi affascinanti riti mediatici. L’impatto è di grande effetto e colpisce la scelta di concentrarsi sulle scritte, date e font, con un procedimento di riscrittura quasi maniacale. Altrove una grande carta di Simone Pellegrini dialoga con le tavole del libro Cattive abitudini – realizzato da Costantini insieme a Emidio Clementi che, pur nella differenza stilistica, si amalgamano felicemente all’opera per la comune e potentissima carica visionaria. Continua

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Edizione spagnola di Cairo Blues

Edizione spagnola di Cairo Blues

En la nueva colección azulejos, de novela gráfica: Cairo blues, de Pino Creanza

Ediciones del Oriente y del Mediterraneo

Sin cerrar los ojos a los tesoros que esconde la capital egipcia —véase el capítulo sobre el Nilómetro de Roda—, la mirada de Pino Creanza se dirige primordialmente a los lugares que pasan desapercibidos a los apresurados turistas, desde las ostentosas urbanizaciones de lujo a los barrios marginales, ya sea la Ciudad de los muertos, donde se hacinan los traperos de El Cairo, o aquellos otros en que habita la minoría copta. Pero el eje vertebrador de este reportaje gráfico son las movilizaciones populares que culminaron con la caída de Mubarak. Por él desfilan los activistas y las mujeres que en aquellos días de enero y febrero de 2011 tomaron las calles de El Cairo y rompieron el muro de silencio que los había atenazado durante décadas.

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Clementi e Costantini a Modena. Musica e fumetto a braccetto

Clementi e Costantini a Modena. Musica e fumetto a braccetto

di Marcello Tosi
su Corriere Romagna del 24/2/2014

MODENA. La musica diventa disegno, e sulle parole dei testi di Emidio Clementi, versatile scrittore tra poesia e performance, bassista e leader dei Massimo Volume, Gianluca Costantini ha costruito l’avvolgente sequenza di una nuova storia. È stato presentata il 15 febbraio alla Galleria d’arte contemporanea “d406”, con un reading di Clementi, la mostra aperta al pubblico fino al 1 marzo di due diversi progetti dell’affermato disegnatore ravennate: “Untitled Drawing Art” e “Cattive abitudini”, ispirato all’omonimo album della band bolognese. In mostra anche le tavole e i disegni, già raccolte in un libro uscito lo scorso dicembre della Giuda edizioni, con cui Costantini ha interpretato i testi poetici e visionari di Clementi raccolti nel biennio 2009/2010.
“Cattive abitudini” è articolato in dodici composizioni i cui testi di Clementi svolgono la funzione di sceneggiatura per i disegni di Costantini. Dodici storie che raccontano ossessioni e peccati di cui sono protagonisti personaggi relegati ai margini della storia, spettri evocati da parole per musica e disegni.

Costantini, nel suo andare “oltre il segno grafico”, perché ha scelto di far divenire disegno la musica?
‹‹Il fumetto è un pentagramma di disegni. I segni, le parole, le vignette si muovono sul pentagramma del libro grazie alle parole musicali di Emidio. Questo susseguirsi lancia un ritmo, una musica disegnata. L’idea di immaginare “Cattive Abitudini” è avvenuta quasi per caso. É il disco più visionario dei Massimo Volume, una bella sfida renderlo visibile. Il mio intento era fare un fumetto musicale, che rispettasse i tempi della canzone››.

Una storia narrata, si legge, ma anche nello stesso tempo di persone ferme “ai bordi del nazionale varietà, della storia narrata della plagiata umanità”…
‹‹È un racconto di tonalità e nostalgie, di personaggi non detti che si muovono con pochi passi. La narrazione è data dal lettore, ognuno aggiunge un pezzo di se e si racconta leggendo››.

I testi di Emidio “Mimì” Clementi smettono di essere parte di una musica, che ciascuno potrà anche in qualche modo sussurrare, e si trasformano in parte integrale di un fumetto che racconta storie che forse abbiamo intuito ma non avevamo visto.
Clementi, quali sono queste ‘Cattive abitudini’?
‹‹La maggior parte dei personaggi del disco è colta in un momento di rottura. La loro vita non è più la stessa. Capita all’uomo elegante e mondano di “La fortuna violata”, al bipolare di “Tra la sabbia dell’oceano”. Forse è questa la cattiva abitudine del disco, stravolgere la quotidianità››.

Musica e fumetto. Due onde creative destinate sempre di più ad incontrarsi?
‹‹Per me è stato abbastanza naturale. Con Gianluca ci incontriamo spesso nei corridoi dell’Accademia di Bologna. Capita di mangiare insieme e di scambiare opinioni. Entrambi utilizziamo le immagini come spunto creativo. E’ stato sorprendente vedere come un lavoro terminato (intendo il disco), potesse ancora declinarsi in una forma imprevista come il fumetto››.

Ha sottolineato che c’è una generazione che è stata influenzata dalla musica alternativa italiana, e una delle canzoni di questo ultimo lavoro cita Manuel Agnelli, ma che nello stesso tempo ‹‹un intellettuale di oggi non sa nulla della scena di oggi››…
‹‹La musica alternativa italiana vive questa ambivalenza. Più di una generazione è cresciuta con i dischi dei Csi, degli Afterhours, dei Tre allegri ragazzi morti. Lo vedo quando vado ai concerti. Quei gruppi per molti rappresentano la colonna sonora della loro vita. Non c’è però stato, o almeno non m’è parso, un approfondimento critico. Al di là dei giornali specializzati chi si occupa di musica alternativa? Hai mai visto la pagina culturale di un quotidiano soffermarcisi? Chissà, forse è anche meglio così››.

Che significato ha il richiamo al mondo delle utopie, così spesso presente nelle vostre canzoni, da Danilo Dolci al visionario architetto Fueller creatore di forme e macchine particolari?…
‹‹Per arrivare dove quegli uomini sono arrivati non si prende la strada del buonsenso. Si avanza con la follia e l’assurdo, con i sogni e tanta tenacia. Non è fantastico tutto questo?››.

Cairo Blues su Égypte-actualités

Cairo Blues su Égypte-actualités

“La tête haute dans les rues du Caire”

Ingénieur en électronique, Pino Creanza a pour passion le dessin, qu’il met entre autres au service des souvenirs et impressions qu’il rapporte de ses voyages.
De 2008 à 2011, il fit plusieurs séjours au Caire, au terme desquels il rassembla sa lecture de l’actualité sous forme de “cartes postales”. En clair : des illustrations dessinées, accompagnées de brefs commentaires complétant ce que le trait ne peut qu’esquisser ou suggérer.
Nous nous retrouvons ainsi, en 2009, dans la mégalopole cairote avec ses encombrements, son urbanisme chaotique, ses vagues de touristes, son surpeuplement, ses contrastes sociaux.
Quelques haltes bien choisies permettent à l’auteur de s’attarder sur ce qui donne à la capitale égyptienne sa personnalité : ses monuments éminemment représentatifs de l’art islamique, le Nilomètre de l’île de Rodah, al-Azhar, le quartier des “zabbalines” (éboueurs, profession représentative de la communauté copte) et, bien entendu, l’incontournable, l’emblématique place Tahrîr qui fut au coeur de la Révolution du 25 janvier 2011, ainsi que des soubresauts ultérieurs de ce soulèvement populaire.
Par touches successives, Pino Creanza donne à son récit en images une tournure journalistique. Il s’intéresse ainsi à la naissance du syndicalisme en Égypte, dans les milieux du textile, à la situation de la communauté copte, à la position de l’université d’Al-Azhar au regard de la politique égyptienne, au rôle des femmes dans la société, aux signes annonciateurs de la Révolution de janvier 2011…
L’ouvrage ne décrit pas cette Révolution. Mais son récit en est comme imprégné.
Certes, on ne peut attendre d’une BD qu’elle évolue dans les contours d’un exposé sociologique ou d’une analyse politique. Elle ne peut qu’illustrer, par raccourcis et condensés, des tranches de vie ou fragments d’histoire. De surcroît, la société égyptienne que l’auteur nous donne à voir est exclusivement celle du Caire.
Néanmoins, en observateur sans préjugés, Creanza a consigné avec soin ce qui change dans la ville, tout comme ce qui semble immuable. Son témoignage est intéressant pour permettre au lecteur de comprendre les événements qui se sont déroulés ces dernières années en Égypte, mais aussi ce qui est en train de s’y produire aujourd’hui.
“L’avenir de l’Égypte, écrit l’auteur en commentaire de l’un de ses dessins, reste difficile et incertain, mais pour les protagonistes de cette Révolution, rien ne sera plus comme avant. Maintenant, les hommes, les femmes et les gosses de la place Tahrîr peuvent vraiment marcher la tête haute dans les rues du Caire. http://egyptophile.blogspot.fr

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